Il consigliere Angelo Dulbecco (Pdl) e la movida

scritto da Angelo Amoretti il 27 gennaio 2012 ore 09:49

Angelo Dulbecco, il giovane consigliere comunale del Pdl, ha idee geniali e le esprime attraverso le pagine de Il Secolo XIX oggi in edicola.
Questa volta, essendo giovane, si lancia nella movida dopo quanto avvenuto di recente: la sentenza del Tar Liguria ha dato ragione al bar Greenwich di Borgo Marina che secondo l’Arpal faceva troppo rumore. Adesso il Greenwich chiederà i danni al Comune.
A seguito di ciò le genialate di Dulbecco sono le seguenti:”confermo la volontà dell’Amministrazione di ontinuare a lavorare alla stesura di una modifica del regolamento sul rumore“.
Ma quanti anni ci mettono a fare ’sto regolamento? E’ da almeno dieci anni che al Prino i gestori dei locali dove c’è musica e i residenti (con i gestori dei locali dove musica non c’è) sono in lotta e adesso il giovane rampante del Pdl ci viene a raccontare che bisogna rivedere il regolamento?
Ma non è finita. Il regolamento deve andare bene per tutti: perché i locali creano posti di lavoro, perché in questo momento particolare di crisi economica bisogna sfruttare il turismo anche con la movida; e deve andare bene anche per chi ci abita per cui “chiederemo ai gestori di adeguare gli impianti affinché non turbino troppo il sonno di residenti e turisti“.
I quali turisti si dividono in due: chi va alla movida e chi va a dormire. E per il partito dell’amore, sebbene nei sondaggi sia in calo vistoso, votano entrambi le parti in lotta. Quindi bisogna dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte.
Il tutto per una ventina di serate all’anno perché sono finiti i bei tempi del Ferrocarril. E il tutto che dura da quasi dieci anni.

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Ballando coi banchieri

scritto da Angelo Amoretti il 25 gennaio 2012 ore 20:30

Ormai si sta facendo chiaro agli occhi di tutti la portata della crisi che la nostra epoca sta vivendo, l’insostenibilità di un sistema finanziario che fa girare somme di denaro 9 volte maggiori di quelle prodotte dall’economia reale, di un sistema in cui pochi giocano con cifre che sfuggono alla nostra capacità di intuizione.
Non vogliamo pagare un debito che non ci appartiene, contratto ancora prima che noi nascessimo secondo logiche speculative e negli interessi di pochi.
Ci siamo stancati di essere il futuro, noi siamo il presente, ed è proprio in questo presente che vogliamo agire: non più succubi passivi di logiche che giorno dopo giorno ci espropriano di ciò che è comune, ma promotori attivi di un’ alternativa sostenibile.
Ci contrapponiamo ad un sistema che nega la nostra esistenza di uomini, riducendoci a cose o mezzi, che fa del profitto la sua nuova religione, poichè convinti della vuotaggine dello spettacolo in cui ci hanno proiettato e dell’assurdità dell’accumulazione indefinita.
La nostra risposta dev’essere dunque gioiosa, in quanto intenta a plasmare un’alternativa che non riconosca nell’uomo e nel mondo una fonte di profitto.
Ed è con spirito festoso che organizziamo questo evento, che non sarà semplicemente un transitare per la città.
Il nostro piazzarci interrompe i tempi e gli spazi che ci vengono imposte da logiche tanto vaste quanto devastanti: logiche di mercato e consumo, di circolazione e sicurezza, di credito e di finanziarizzazione… concependo questi spazi non come scenari su cui recitare la nostra parte, ma come spazi comuni e come momenti di confronto.
Ci mobilitiamo contro il governo Monti, accolto come salvatore della patria e liberatore dall’incubo berlusconiano; il Governo “tecnico” dei professori, dopo aver approvato la prima fase di macelleria sociale si prepara ora al decisivo affondo : ulteriori tagli, la cancellazione di ogni spazio pubblico nella gestione della società e la valorizzazione finanziaria di ogni bene pubblico, in nome di un liberismo economico ormai giunto al tramonto.
Venerdì 3 febbraio alle ore 18:00 ci ritroveremo tutti in Piazza della Vittoria, per dare il via all’evento “Ballando coi banchieri”, durante il quale attraverseremo la città fino alla Rabina, in modo goliardico e a ritmo di musica.
Coordinamento Studentesco Imperiese

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Scajola: “In questo territorio escludo legami diretti tra mafia e politica”

scritto da Angelo Amoretti il 25 gennaio 2012 ore 09:44

In una intervista pubblicata lunedì scorso da La Stampa, l’on. Claudio Scajola, parlando del caso del maltrattamento degli anziani alla Casa di riposo Borea di Sanremo, ha dichiarato, tra l’altro:

Si equivoca facilmente parlando di rapporti tra istituzioni e criminalità organizzata. Va certemente perseguita, e le forze dell’ordine stanno lavorando bene in questa direzione, ma per la mia esperienza in questo territorio escludo legami diretti tra mafia e politica. Che poi ci siano, o ci possano essere, problemi nelle istituzioni comunali è un altro paio di maniche.

Rimane impressa la frase in cui, quello che sembra vivere in una realtà parallela, dice di escludere legami diretti tra mafia e politica. Quella finale dovrebbe spiegarla meglio, ma ormai lo conosciamo: gli piace condividere pensieri che solo lui riesce a decifrare.
Alla replica della Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista non c’è molto da aggiungere, se non che di recente ho riletto “Il giorno della civetta”, di Leonardo Sciascia “il primo e il più grande fra i romanzi che raccontano la mafia” come recita la quarta di copertina.
A un certo punto vi si legge:

C’era anche, nel fascicolo, un rapporto relativo a un comizio dell’onorevole Livigni: che circondato dal fiore della mafia locale, alla sua destra il decano Don Calogero Guicciardo, alla sua sinistra il Marchica, era apparso al balcone centrale di casa Alvarez; ed a un certo punto del suo discorso aveva testualmente detto: “mi si accusa di tenere rapporti coi mafiosi, e quindi con la mafia: ma io vi dico che non sono finora riuscito a capire che cosa è la mafia, se esiste; e posso in perfetta coscienza di cattolico e di cittadino giurarvi che in vita mia non ho mai conosciuto un mafioso” al che dalla parte di via La Lumia, al limite della piazza, dove di solito i comunisti si addensavano quando i loro avversari tenevano comizio, venne chiarissima la domanda “e questi che sono con lei che sono, seminaristi?” e una risata serpeggiò tra la folla mentre l’onorevole, come non avesse sentito la domanda, si lanciava a esporre un suo programma per il risanamento dell’agricoltura.

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Don Luigi Ciotti a Imperia

scritto da Angelo Amoretti il 24 gennaio 2012 ore 18:05

Domani, mercoledì 25 gennaio, alle ore 15.00, nell’Aula magna del Liceo Vieusseux-De Amicis di Imperia si svolgerà l’incontro con Don Luigi Ciotti, dal titolo ‘La speranza non è in vendita‘. L’evento è organizzato da Libera – Associazioni nomi e numeri contro le mafie e dal Liceo, in collaborazione con l’Associazione culturale ApertaMente Imperia, il Gruppo Ecologico Partigiani Val Prino, il Comitato Studenti di Imperia per la Legalità e il giornalino scolastico La Pentola di Barabin.
L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza.

La speranza non è in vendita‘ – spiega il Dirigente Scolastico del Liceo Vieusseux-De Amicis, professoressa Maura Orengo – è un invito all’impegno sociale in un momento storico in cui disillusione e indifferenza convivono con forti ingiustizie. Nelle pagine del libro, don Ciotti ripercorre il suo lavoro a fianco degli ultimi che dura da quarantacinque anni e si è concretizzato, fra le altre cose, nella fondazione di Libera – Associazioni nomi e numeri contro le mafie e del Gruppo Abele. Dalla forza della sua esperienza, nasce un invito a passare dalla semplice indignazione contro le ingiustizie a nuove forme di impegno attivo all’insegna della corresponsabilità, della continuità e della condivisione. Con la concretezza che viene dal grande lavoro nel sociale, Don Ciotti offre le ragioni per reagire al decadimento politico e culturale.

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La passeggiata di Borgo Prino diventera’ promenade

scritto da Angelo Amoretti il 23 gennaio 2012 ore 17:40

Forse ci siamo: dopo anni di lamentele da parte dei residenti e degli esercenti e, forse,  prima che le palme che escono dai tombini diano i primi datteri, la passeggiata del Prino sarà rifatta. Non ho ancora capito bene le modalità, ma è una buon notizia.
In pratica, come dice l’Assessore Emilio Broccoletti che insieme ai suoi colleghi Gianfranco Gaggero e Nicola Falciola si occuperanno della faccenda, si tratta di rendere meno pericoloso il tratto che dai Giardini Dante Novaro va al passaggio a livello e di rifare tutto il lungomare fino a Borgo Foce. In pratica poi verrebbe fuori una passeggiata unica che per oltre dieci chilometri porta a Diano Marina.
Si sposterebbe tutto un po’ più verso il mare: dehors e parcheggi che sarebbero ricavati da un solettone sotto il quale ovviamente ci sarebbero le cabine per i bagnanti e i depositi per gli spiaggisti.
Forse le spiagge si ritireranno un po’, ma finalmente saremo tutti soddisfatti e  poi vedremo gli svariati grafici e le simulazioni in 3D, sentiremo l’opinione dei commercianti e degli abitanti e dopo, trovato un milioncino di euro, partiranno i lavori.
E’ un progetto ambizioso – ha detto Broccoletti – ma possibile, passo dopo passo“.

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Beppino Englaro a Imperia venerdi’ 27 gennaio

scritto da Angelo Amoretti il 22 gennaio 2012 ore 18:40

Venerdì 27 gennaio alle  ore 20.45, presso la Biblioteca Civica di Imperia Piazza Edmondo De Amicis 7, l’Associazione Culturale ApertaMente Imperia organizza un incontro con BEPPINO ENGLARO che presenta il libro
” La vita senza limiti . La morte di Eluana in uno Stato di diritto”.
Partecipa il Dottor Fiorenzo BATISTOTTI,  introduce Maria ITRI, giornalista di AG R. Agenzia Giornalistica Radiotelevisiva
Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro moriva. Ci sono voluti 6233 giorni perché il padre potesse liberarla e dirle addio; diciassette anni sospesi fra la vita e la morte, durante i quali Beppino Englaro ha lasciato il suo lavoro e si è immerso nelle carte. Ha studiato codici e regolamenti, ha partecipato a convegni e incontrato politici, giuristi e teologi, nel tentativo di capire come dar voce alla figlia e far rispettare la sua volontà, percorrendo sempre la strada della legalità. I suoi sono stati anni senza tregua, senza pause, senza possibilità di fuga o di riparo dalla violenza di una vita artificiale imposta a Eluana da una legislazione inadeguata. Quella di Englaro è la storia di uomo riservato, costretto dagli eventi a farsi portavoce di un popolo silenzioso che ogni giorno, negli ospedali, si pone domande semplici e aspetta risposte umane, e viene invece abbandonato dalla politica in un limbo di sofferenza. Una battaglia in cui Englaro è tuttora impegnato perché la libertà di cura sia un valore collettivo, perché la legge rispetti l’individuo e non dia a altri se non a lui stesso il diritto di decidere della propria salute.
Sollecitiamo tutta la cittadinanza a partecipare all’incontro
Associazione Culturale ApertaMente Imperia

Venerdì 27 gennaio alle  ore 20.45, presso la Biblioteca Civica di Imperia Piazza Edmondo De Amicis 7, l’Associazione Culturale ApertaMente Imperia organizza un incontro con BEPPINO ENGLARO che presenta il libro

” La vita senza limiti . La morte di Eluana in uno Stato di diritto”

Partecipa il Dottor Fiorenzo BATISTOTTI,  introduce Maria ITRI, giornalista di AG R. Agenzia Giornalistica Radiotelevisiva

Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro moriva. Ci sono voluti 6233 giorni perché il padre potesse liberarla e dirle addio; diciassette anni sospesi fra la vita e la morte, durante i quali Beppino Englaro ha lasciato il suo lavoro e si è immerso nelle carte. Ha studiato codici e regolamenti, ha partecipato a convegni e incontrato politici, giuristi e teologi, nel tentativo di capire come dar voce alla figlia e far rispettare la sua volontà, percorrendo sempre la strada della legalità. I suoi sono stati anni senza tregua, senza pause, senza possibilità di fuga o di riparo dalla violenza di una vita artificiale imposta a Eluana da una legislazione inadeguata. Quella di Englaro è la storia di uomo riservato, costretto dagli eventi a farsi portavoce di un popolo silenzioso che ogni giorno, negli ospedali, si pone domande semplici e aspetta risposte umane, e viene invece abbandonato dalla politica in un limbo di sofferenza. Una battaglia in cui Englaro è tuttora impegnato perché la libertà di cura sia un valore collettivo, perché la legge rispetti l’individuo e non dia a altri se non a lui stesso il diritto di decidere della propria salute.

Sollecitiamo tutta la cittadinanza a partecipare all’incontro

Associazione Culturale ApertaMente Imperia

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Sono Wolf e risolvo problemi*

scritto da Angelo Amoretti il 20 gennaio 2012 ore 12:37

“Noi lavoriamo per risolvere i problemi”.

Alessandro Gazzano – Consigliere PDL – La Stampa, 20 gennaio 2012

A naso direi che i problemi li creano, poi, dal momento che non si possono distruggere, cercano di risolverli, a quando pare senza il minimo di coordinamento.
Ma il Pdl oltre a un corso di politica non farebbe meglio a farne uno anche di comunicazione? No, perché ultimamente mi pare di vedere grave carenze in tema.
Si naviga a vista e qualche volta, volendo fare l’inchino, si va a sbattere contro gli scogli e si causano ingenti danni.

*Pulp Fiction [Quentin Tarantino - 1994]

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L’inchiesta infinita sul Porto turistico di Imperia

scritto da Angelo Amoretti il 18 gennaio 2012 ore 12:40

E’ stata prorogata di altri sei mesi l’inchiesta sulla vicenda del Porto Turistico di Imperia e quattro nuovi avvisi di garanzia sono stati notificati a Francesco Bellavista Caltagirone, responsabile di Acquamare srl che costruisce il porto; Delia Merlonghi, direttore dei lavori nel porto; Paolo Calzia, ex Presidente della Porto di Imperia SpA e Carlo Conti ex diettore della stessa SpA. L’accusa è: truffa ai danni dello Stato.
Proroga di accertamenti richiesta e concessa anche per il reato di associazione a delinquere che vede tra gli indagati, il sempre presente Francesco Bellavista Caltagirone, Paolo Calzia, Domenico Gandolfo e l’ex ministro Claudio Scajola che augurando buone feste da Imperia TV [il video è sparito dal sito] diceva che tutto sarebbe finito bene.
Approfitto per chiedere a chi ne sa più di me, come mai i video sul sito della prestigiosa tv locale, a un certo punto spariscono, si autodistruggono nel giro di pochi giorni.

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Sale il gradimento del Sindaco [su Il Sole 24 ore]

scritto da Angelo Amoretti il 17 gennaio 2012 ore 09:48

Il gradimento del Sindaco di Imperia, Paolo Strescino, sale nella classifica de Il Sole 24 ore: è al 14° posto!

Apprendiamo con estremo stupore – hanno comunicato Oliviero Olivieri e Giuseppe Zagarella del Pd – che il primo cittadino di Imperia, al termine dell’incontro con i rappresentanti della Porto di Imperia S.p.A. tenutosi nella giornata di ieri nel Palazzo Comunale, ha dichiarato agli organi di stampa presenti che in merito alla richiesta di proroga della concessione demaniale per la costruzione del nuovo porto turistico nessuna decisione è stata presa dall’amministrazione. Niente di più falso. E’ bastata una semplice richiesta di accesso agli atti amministrativi per venire a conoscenza che il Comune di Imperia, con provvedimento n. 1003 prot. gen. del 12 gennaio 2012, notificato in pari data, ha comunicato alla partecipata Porto di Imperia S.p.A. l’impossibilità di valutare l’oggetto della domanda di proroga per tardività nella presentazione della stessa.
Ora il sindaco, ossia colui che ha la responsabilità politica dell’atto, omette di divulgare la notizia ai mezzi di informazione, in tal modo ingannando tutti gli imperiesi. Tutto ciò non è altro che il ripetersi di una totale ed assoluta incapacità dell’attuale maggioranza a gestire la vicenda della portualità cittadina, senza una chiara idea progettuale del futuro di Imperia e con scarico delle responsabilità del fallimento della politica fino ad oggi intrapresa su altri. Resta solo a questo Sindaco, per dignità, la possibilità di fare “mea culpa”.
Giuseppe Zagarella – Oliviero Olivieri [PD] – Il Secolo XIX, 17 gennaio 2012

Su Il Secolo XIX:

Porto d’Imperia, concessione al capolinea

«Decisione inevitabile dettata dai ritardi»

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Giuseppe Conte e la tragedia della Concordia

scritto da Angelo Amoretti il 16 gennaio 2012 ore 09:24

Lo scrittore Giuseppe Conte, nostro illustre concittadino, ha scritto due articoli a proposito del naufragio della Costa Concordia: uno su Il Secolo XIX e l’altro su il Giornale.
Li riporto, a beneficio di chi se li fosse persi.

IL MONDO CAPOVOLTO - Il Secolo XIX

Non riesco a togliermela dagli occhi l’immagine di quel gigante del mare abbattuto su un fianco, come un corpo ferito, accasciato, senza più niente della sua potenza e della sua superbia.
Mi fa pensare a unmondo rovesciato, dove ogni logica va all’aria. La Costa Concordia, meganave in grado di scorrazzare sul mare più di 4.000 persone, è lì oltre il faro del porto dell’isola del Giglio, a poche miglia dalla costa, incagliata in poveri scogli che mai avremmo detto in grado
di provocare uno sconquasso simile.
Niente può apparire più sicuro di una meganave. È talmente grande che non sembra neppure più aver a che fare col mare. Simula una città. Fa in modo che i crocieristi vivano come in città, protetti dalle proprie abitudini e dai propri agi. E, oltre che apparire sicura, una meganave da crociera appare il concentrato del divertimento e della spensieratezza.
Tutto finto. Tutto spettacolo. E perciò in linea con lo stile di vita che molti hanno adottato. Ma con il mare, niente è sicuro, niente è spensierato. Il mare, che è la più grande scuola di libertà che un uomo possa frequentare, esige spirito di avventura e rispetto.
Gli uomini devono ricordarselo. Il naufragio è sempre in agguato, anche dove non ci si immaginerebbe.
Pensiamo al naufragio come a una realtà lontana dal nostro tempo, dai nostri luoghi.
Invece, cosa più domestica di una rotta tra Civitavecchia a Savona? Le migliaia di anime sulla Costa Concordia potevano pensare a tutto, mentre erano a tavola nei saloni illuminati della meganave. Bevevano, ridevano forse. Poi viene il buio come uno scoppio, i bicchieri scivolano dalla superficie dei tavoli, e allora la festa simuta di colpo in dramma.Urla, caos sui ponti, vecchi, donne, bambini, uomini d’equipaggio disorientati. E poi i sei fischi brevi e quello più lungo, l’ordine di evacuare. Allora il mare nero e freddo dell’inverno e della notte riprende la sua potenza ostile, la sua verità. È triste
pensare alle vite perdute. Ma se c’è un incolpevole è il mare. Gli errori umani, le leggerezze, le inadempienze si accerteranno.
Per ora, si sa che una nave grande più di un palazzo e che porta in giro per ilmare più anime di quelle che stanno in un paese, è stata messa ko e giace su un fianco, e il mare ne sommerge una gran parte, e domina totalmente su di lei. Un mondo alla rovescia è questo, dove si va permare
senza conoscerne lo spirito, la potenza, il segreto. Dove la superbia dell’uomo, al primo ostacolo, un ostacolo da niente, perde la propria sicurezza e simuta nel suo contrario, debolezza e fine.
Quella immagine della Costa Concordia, inclinata sul mare come a chiedergli scusa, mi parla di quello.
Il Secolo XIX – 15 gennaio 2012


L'INCUBO DEL TITANIC UN SECOLO DOPO - il Giornale

Chi conosce il mare, sa che il mare è sempre stato una grande, meravigliosa scuola di libertà e di avventura, ma sa anche che affrontarlo ha sempre comportato un pericolo, un rischio mortale.
Il mare non ci è amico. È indifferente ai nostri sentimenti e ai nostri lutti. Oggi si tende a sottovalutare la forza disumana del mare e a pensare che un naufragio sia qualcosa che appartiene a tempi lontani. A luoghi lontani.
E invece ecco che nel cuore del nostro tempo, a due passi da noi, un gigante come la Costa Concordia può aprirsi nella fiancata vicino alla poppa con uno squarcio di settanta metri, e può cominciare a imbarcare acqua e ad abbattersi lentamente ma inesorabilmente sino a giacere su se stessa come un cavallo azzoppato. Non c’è potenza di motori, non c’è stazza, sequenza di ponti che tenga. Il mare è più forte. Inghiotte chi lo sfida senza perizia, senza rispetto. O anche semplicemente senza fortuna. Chi può immaginare una rotta più tranquilla di quella che va da Civitavecchia a Savona? Un mare da traghetti, che tutti abbiamo visto imbarcandoci a Olbia o a Piombino, tutto costellato di isole, domestico, che sembra di stare a casa. Ma nessun mare è così.
La Costa Concordia viaggiava con le migliori condizioni meteorologiche, senza che all’orizzonte si profilasse nessuna tempesta, senza che soffiasse nessuno di quei venti che possono picchiare duro sul Tirreno. L’insidia non è venuta dall’alto, ma dal basso. Ancora più oscura. Scogli con cui la nave ha una collisione in piena notte. Come giusto cento anni fa successe al Titanic con un iceberg, dando vita a una leggenda che approda al film di James Cameron e che non accenna a perdere il suo strano fascino apocalittico. Ogni naufragio è in sé una piccola apocalisse, la fine di un viaggio, di un sogno, oltre che di tante vite. Da lì assume tutto il suo carico di angoscia e di tragedia, ma anche la sua potenza simbolica. Un tempo, sino a quando l’uomo sapeva di sfidare nel mare una entità ostile, non si parlava per chi sta a bordo di passeggeri e di uomini dell’equipaggio, ma più semplicemente di «anime». Da lì Sos è stato poi letto come «save our souls » .
Erano 4229 le anime a bordo del Costa Concordia, l’altra notte. Una enormità. E a noi dalla terraferma riesce difficile immaginare il panico di quelle anime quando nei saloni da pranzo si fa buio, i bicchieri sui tavoli cominciano a scivolare e a cadere, sei fischi brevi e uno più lungo dicono la certezza che bisogna evacuare la nave, e le prime scialuppe vengono calate in acqua. Il passaggio dalla festa alla tragedia è immediato, senza il tempo di prepararvisi. Dalle luci, dai vini, dalle risate alle urla di disperazione. Niente sembra sicuro come una meganave, che è più di un albergo galleggiante, è una intera città posizionata sul mare, una città artificiale e a misura del relax e del divertimento. E niente più spensierato di una crociera, la vacanza di massa divenuta così popolare in questi anni. Il naufragio riafferma di fronte a tutti che il mare non è un luogo di vacanza, o che lo è solo per gli smemorati e i troppo fiduciosi.
In ogni naufragio, certo, ci sono errori, debolezze, inadempienze che possono essere attribuite alla responsabilità di un comandante e di un equipaggio. Tra i marinai raccontati da Joseph Conrad, il massimo cantore dei drammi della navigazione, Lord Jim nell’omonimo romanzo porta con sé la pena e il disonore dell’aver abbandonato la sua nave in difficoltà, e il capitano MacWhirr in Tifone , che non abbandona la nave, la riduce a un rottame pur di vincere la sua sfida con la più terribile delle tempeste. Altre storie, altri uomini. Ma anche oggi, al tempo delle meganavi e delle crociere di massa, col naufragio il mare riprende il suo diritto ad essere temuto e visto come una forza vivente, seducente e rovinoso come le maghe bellissime e ostili, Circe, Calipso, le Sirene, incontrate dal primo naufrago della storia dell’Occidente, Ulisse. Niente ci restituisce il senso del mare in tempesta più del canto V dell’ Odissea ,che ci mostra Ulisse nuotare tra la furia di onde e vento. Anche la Bibbia negli Atti degli Apostoli ci racconta con stupenda evidenza un naufragio, quello di San Paolo a Malta durante il viaggio che lo portava prigioniero a Roma.
E molti secoli dopo, in Inghilterra, quando nasce il romanzo come espressione della nuova mentalità e del nuovo spirito borghese, ci sono proprio due naufragi all’inizio della storia fantastica di Lemuel Gulliver, che finisce a Lilliput nel romanzo di Jonathan Swift e di quella realistica di Robinson Crusoe, finito alle foci dell’Orinoco nel romanzo di Daniel De Foe.
Altri naufragi nella storia sono rimasti vivi per i bagliori sinistri e atroci dei fatti avvenuti tra i superstiti, come quello della «Batavia», grande mercantile olandese del Seicento, documentato da un libro di Mike Dash, e quello della «Medusa», veliero francese dell’Ottocento, illustrato magistralmente da un quadro di Géricault. Il vecchio Francisco Coloane, scrittore di cose di mare, in un suo libro intitolato proprio Naufragi ci racconta i più significativi tra i 1500 avvenuti soltanto sulla costa cilena.
Guardando oggi la chiglia della Costa Concordia, incagliata, abbattuta, sconfitta, contro il faro del porto dell’isola del Giglio, ci penso,a tutta l’infinita lotta che l’uomo ha sostenuto con il mare. Credersi vincitore, per ciascuno dei due, è un abbaglio. Il mare è ancora lì, come nei versi di Baudelaire, caro agli uomini liberi e in eterna lotta con loro, implacabile fratello.
il Giornale – 15 gennaio 2012

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